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Lunedì, 23 Ottobre 2017

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Tutta colpa del sentiment

Il sentiment è una cosa seria. Non scherzo. Il sentiment infatti misura la percezione, l’opinione, positiva o negativa, che una persona ha di un argomento, di un servizio, di un prodotto. Ed è talmente seria che esiste la “Sentiment Analysis”, una disciplina che mira a determinare gli atteggiamenti delle persone, che poi siamo noi, rispetto a tutto ciò che accade e circola in rete.

Dunque, d’ora in avanti, se già non lo facevate, calibrate con ragionevolezza ogni giudizio; prestate attenzione ad usare le emoticon (e, se lo fate, accertatevi che siano veramente quelle giuste); guardatevi bene dal distribuire “preferiti” e “like” a destra e a manca, come se fossero noccioline da distribuire allo zoo. In breve, siate più precisi, magari un po’ più parsimoniosi, in qualche modo - perché no? - sobri. Per rendere meglio il concetto, pensate solamente che un vostro commento, ma anche un solo click, gesto ormai considerato banale e ordinario, potrebbe determinare le sorti, nel bene e dunque anche nel male, di un oggetto, di un tema, di un individuo. Sì, avete capito bene, anche di un individuo, se solo considerate il fatto che persino un’opinione espressa con un post o un tweet potrebbe entrare nel grande e spietato gioco dei favorevoli e dei contrari, determinando così l’ascesa alle stelle o la caduta in disgrazia di una convinzione, di un ragionamento o di un semplice “stato” e quindi, inevitabilmente, delle persone che li hanno prodotti. Non siate allora complici, più o meno ignari, di esaltazioni effimere o di rovinose depressioni, di leadership digitali o di fallimenti in carne ed ossa, anche perché oltre la porta di casa (ma anche dentro), spento il pc, tutto tornerà magicamente come l’abbiamo lasciato un attimo prima; e il mondo fuori, off-line, sarà sempre lì che ci aspetta, sornione e irridente.

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