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Sabato, 19 Agosto 2017

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Perché?

Un gioco di cui non conosciamo le regole

Quando è arrivata la notizia ho sentito un macigno immenso che mi schiacciava lo sterno, il cuore, i polmoni. Ho smesso per un  attimo di respirare.  Poi ho provato a capire e tutto mi è sembrato ancora più incomprensibile: noi che abbiamo superato un concorso non rientriamo nel piano di assunzioni nel quale rientravamo fino a dieci giorni prima; o meglio, qualcuno ci rientra e qualcuno no, ma non si capisce in base a quale criterio. Perché è cambiato tutto così all’improvviso? Chi ha deciso che a un certo punto la graduatoria di merito, il nostro merito, si debba interrompere? E soprattutto, qual è questo punto, qual è la linea di demarcazione? Tu dentro, tu fuori! È stato come se qualcuno decidesse qualcosa di molto brutto, chi deve vivere e chi deve morire. Morire. La sensazione è stata quella. Non esagero. Mi sono sentita privata di tutto: dignità, lavoro, sogni, futuro. Dove sono collocata esattamente io? Tra quelli che devono vivere o tra quelli che devono morire? E i miei colleghi, i miei compagni di lotta, i miei amici? Quale criterio verrà adottato? In un attimo ho visto passare davanti a me immagini disordinate ma precise allo stesso tempo: la pioggia di febbraio, la festa del PD, lo sguardo dei miei colleghi, il sorriso del Ministro mentre diceva “chi più di voi lo merita…”, le risposte al question time, le torride giornate di agosto, i viaggi per seguire le tappe e sostenere una Buona Scuola che non c’è più, gli incontri al Ministero,  le nostre proposte, le maschere. Già, le maschere.

Non c’è neanche più bisogno di indossarle di nuovo le maschere: i nostri visi sono già pietrificati. È bastato un attimo per toglierci il sorriso, per paralizzare ogni espressione e lasciarci di nuovo così come eravamo: pallidi, inesistenti, pedine di un gioco che non riusciremo mai a capire.

La mattina dopo il 12 marzo ho scritto sul mio facebook: Non è stato faticoso sopportare il freddo, la stanchezza, il vento gelido di ieri pomeriggio, il non aver dormito e il non aver mangiato per due giorni... Non è stato quello che mi ha distrutto... E' stato guardarci negli occhi, incrociare lo sguardo dei miei compagni di lotta e vederci solo tristezza e delusione... E' stato tornare a casa e dover dire ai miei figli che non ce l'ho fatta, che il merito non sempre viene premiato... E' stato leggere i tanti messaggi di solidarietà, commuovermi e capire che le persone belle sono quelle che vedo di sfuggita tutti i giorni, magari senza dare loro il giusto peso... Oppure sono quelle che neanche conosco ma stanno vivendo con me questa "trincea"... Quello che mi ha ucciso è vedere noi, che siamo stati uniti da un sogno comune, essere costretti a consolarci a vicenda, cercare le nostre mani da stringere, non riuscire neanche a sorriderci, cercare nei nostri reciproci sguardi qualcosa che neanche sappiamo... E tutto questo mentre, a pochi metri, qualcuno scherzava, rideva, decideva, smontava i nostri sogni e giocava col nostro futuro...

 

                                                                                                                             Michela Vigna Taglianti

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