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Sabato, 19 Agosto 2017

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Naufragio a un passo dalla terraferma

"...e noi che su quella zattera ci sentivamo investiti di un ruolo importante"

Naufragare a un passo dalla terraferma... In questi mesi mi sono sentita un pò come Odisseo e i suoi compagni, che per centomila perigli hanno superato ostacoli impensabili, scogli più alti di loro. L'ardore, un sostrato di follia misto ad incoscienza, il richiamo della cattedra più forte di ogni quisquilia giuridica. La consapevolezza del merito, soprattutto. Perché la prima cosa che un buon insegnante deve saper fare, é autovalutarsi. In uno Stato di diritto, se superi un concorso non puoi essere estromesso dalla graduatoria di merito con un colpo di spugna, solo per far tornare i conti. A settembre la penna già la vedevo scorrere tremante, sorretta dalla mano tutta sudata su quel foglio, a sigillare il mio patto con la scuola,a disegnare il mio posto nel mondo. Ma quando tutto sembrava ormai sbaragliato a suon di leggi e decreti a siglare la legittimità della nostra posizione, si alza il muro e ti occlude la vista. E tu impazzisci perché improvvisamente sei cieco senza motivo. Iniziano gli incubi, le sudate fredde, la sospensione... la precarietà che torna, irriverente, a fagocitare i tuoi sogni, le tue aspirazioni. La sensazione più agghiacciante che potessi provare nella mia vita, subire un sopruso da chi avrebbe, invece, dovuto tutelare il tuo futuro.

Ieri sera a casa di Marco guardavo la sua valigetta accanto alla porta, quella che da poco usa per andare a scuola la mattina. Una valigia piena di sogni, di libri, di idee, di emozioni. Di progetti soprattutto. Dopo anni di un lavoro di merda, che non aveva niente a che vedere con la sua vocazione, a cinquant'anni ha superato il concorso dei concorsi. Non ci ha pensato due volte a cedere l'attività per inseguire il sogno. E' salito come un forsennato sulla zattera di Ulisse cavalcando con noi le onde di mari cristallini che ci stavano traghettando a piantare la bandiera del merito su una terra bagnata da illegalità e atavici soprusi. Guardavo atterrita i suoi occhi, carichi di devastazione, quella devastazione calata improvvisamente su tutti noi come un fulmine a ciel sereno, ad offuscare un sogno che ormai era realtà conclamata. Mi sono anche sentita in colpa, mi son detta: Erminia, era troppo bello, troppo liscio. Entrare in ruolo a trentatré anni,dopo aver superato un concorso, in Italia, senza raccomandazioni. Così carica di passione, di energia, di entusiasmo da profondere ai ragazzi. Tutto troppo giusto, semplicemente legale. E, a un passo dal possibile, arriva la mossa di scacchi azzardata per salvare una partita più grande di te, e tu sei solo un numero, una pedina da scansare per far posto ad altre priorità. Tanto il merito in questo Paese non è mai stato un valore portante. E noi che su quella zattera ci sentivamo investiti di un ruolo importante: far ripartire il Paese dal concetto di meritocrazia e legalità, pronti al ricambio generazionale, selezionati e già con un piede sulla terraferma. Peccato che un disegno divino più grande di noi, ha deciso di spazzare con un colpo di spugna la nostra fantastica zattera dai lacci arsi al sole, e ora naufraghiamo nel mare in tempesta appesi ad un solo filo labile, quello del merito.

Erminia Capone

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