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Domenica, 25 Giugno 2017

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Io sono come Cenerentola

"...il ballo c'è ma non vogliono che tu ci vada. Chi è già entrato resta dentro ma tu non puoi andare!"

Sembrava uno di quei sogni distratti da adolescenti... Sì, era il ballo più fastoso dell'anno, quello nel quale vi sarebbe stata la gentile rivalità per chi indossava l'abito più bello o lo stiletto più luccicante.

Ci volevano settimane per prepararsi a quel ballo.

Bisognava dimostrare d'essere perfetti, di saper sorridere e danzare, di conoscere ogni particolare del bon ton che andava di moda al momento.

I candidati per il ballo erano tanti, tantissimi.

Bisognava emergere sopra gli altri  per riuscire ad arrivare alla fine. Per ottenere quel biglietto che ti avrebbe portato nel castello incantato, quello dove tutti i sogni era possibile si avverassero.

Fino al ballo precedente chiunque avesse dimostrato di saper danzare aveva ottenuto il biglietto. Magari non per il tavolo centrale, ma man mano che questo si liberava chi era alla festa poteva avanzare per arrivare infine a sedersi a quello.

Questa volta era un po' diverso: fu detto che solo i primi 200 sarebbero entrati al ballo.

Pensai che fosse il caso di tentare comunque. Non rientravo tra i duecento, gli abiti delle altre avevano qualche lustrino in più o i loro tacchi erano di qualche centimetro più alto. Quando un giorno gli organizzatori del ballo annunciarono che chi aveva emesso il bando di quell'anno aveva sbagliato. Chiunque fosse riuscito a superare le prove aveva accesso al ballo. E direttamente al tavolo centrale. Mi leccavo le unghie e pensavo che ce l'avevo fatta, che tutte le ore spese non erano state spese invano, i mesi ad aspettare pazientemente che crescessero i capelli, i soldi spesi per l'estetista fuori città, la dieta e le lezioni di ballo.
 
Tutto questo sarebbe stato presto, prestissimo ripagato. Andavo al ballo.
 
Ero pronta nel mio luccicante vestito quando chi aveva promesso di accompagnarmi chiamò. "Il ballo non si terrà stasera, è stato rimandato.
 
Vengo a prenderti lunedì prossimo"
 
Attesi pazientemente il lunedì, poi un altro rinvio.
 
Il giorno definitivo il mio accompagnatore non si fece sentire. "Vedrai che non verrà!" mi dicevano.
 
Ma io continuavo testardamente a crederci e ad aspettarlo. Era il mio ballo, l'avevo guadagnato.
 
A tarda sera mi chiamò un amico: "Mauri, non so come dirtelo... il ballo c'è ma non vogliono che tu ci vada. Chi è già entrato resta dentro ma tu non puoi andare!"
 
Fu come se lo specchio dinanzi a me si frantumasse in mille spaccature che riflettevano il mio volto deformato. Perchè?
Che avevo fatto? Avevo danzato bene come le altre, il mio vestito a detta degli esaminatori andava bene.
 
Un capriccio. Un capriccio e basta.
 
Il padrone di casa aveva deciso che non mi voleva. Senza uno straccio di motivazione, senza una giustificazione. Il padrone di casa però aveva dimenticato una cosa: che io avevo già il biglietto. E a costo di farmi scortare dall'esercito non mi avrebbe impedito di andare a quel ballo.
 
Forse sarei rimasta un pezzo sulla porta.
 
Ma alla fine sarei entrata.
 
Dritta al tavolo centrale.
 
Maurilia Brighina

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