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Domenica, 25 Giugno 2017

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Non mollerò la presa facilmente…

Il mio nuovo  punto  fisso

Fin da piccola sognavo di essere un’insegnante, ho avuto l’esempio di mia madre che, purtroppo, non ha potuto gioire con me quando ho superato il concorso, ma so che dall’alto mi ha aiutato ad essere parte di quella graduatoria che vogliono eliminare.

Ricordo ancora quel magnifico pomeriggio al mare a Miseno, dopo l’ultima prova, con la brezza che mi asciugava le lacrime di gioia: tanto impegno, tanta forza di volontà e, infine, il raggiungimento della meta! Guardare il mare al tramonto era come guardarlo a mezzogiorno, il sole brillava nei miei occhi, mi sentivo talmente felice e libera che non facevo che sorridere!

Oggi quel sorriso sul mio viso non c’è più, il mio sguardo è triste ed ho una forte rabbia dentro, rabbia che tento di reprimere nel mio rapporto con gli altri, ma che non mi fa stare bene con me stessa. Mi sono sentita presa in giro dallo Stato, da chi mi aveva promesso un futuro migliore ma che, alla fine, ha solo giocato con la mia vita.
Superare il concorso è stata un’impresa dura: mi svegliavo la mattina con un unico pensiero, lo studio. Mi sono impegnata per quello che ho sempre desiderato, insegnare: ci dovevo riuscire , era diventato il mio punto fisso.

Ogni giorno era uguale all’altro, niente più sabati né domeniche: sveglia alle sette, pila di libri sulla scrivania e via con i caffè fino a notte inoltrata! La mia famiglia ed il mio fidanzato hanno visto la mia determinazione e mi davano coraggio, senza di loro non ce l’avrei mai fatta!

Alla notizia che non sarebbero stati assunti i docenti presenti in graduatoria di merito, il mio cuore si è fermato, ho sentito il mio corpo ghiacciarsi, mi sono dovuta sedere, non credevo a ciò che sentivo in tv, le lacrime scorrevano sulle mie guance, ma questa volta non erano di felicità…

“Nella Pubblica Amministrazione si entra per concorso”, così recita la Costituzione, testo in cui credevo fortemente ma che, forse, mi sembra di capire che possa essere interpretato a proprio piacimento.

I miei occhi non avevano il coraggio di guardare quelli di mio padre che mi stava accanto. ”Papà, non ce l’ho fatta!Ho più di trent’anni ma questo Paese proprio non mi vuole far costruire una mia vita!Io voglio insegnare, ma mi stanno togliendo le forze e l’entusiasmo!”, ho avuto solo il coraggio di dirgli ciò, poi sono caduta in un silenzio profondo, uno di quei silenzi dietro cui si cela la disperazione più totale.

Ho passato una notte insonne, mi sono svegliata al mattino volendo credere che sia stato solo un brutto sogno, ma non era così. Dovevo trovare il coraggio di alzarmi. Ho capito che l’unica medicina al mio dolore sarebbe stato andare in aula dai miei alunni: ho bisogno di loro per farmi forza e andare avanti, per realizzare quel sogno in cui credo fortemente.

Tra rabbia e depressione cercherò di continuare a lottare per ottenere ciò che mi sono sudata.

Oggi al mio punto fisso,quindi, se ne è aggiunto un altro: se prima era superare il concorso ed insegnare, oggi è anche combattere per quei valori in cui credo fortemente, ottenere la cattedra che mi sono meritata e non mollerò la preda tanto facilmente! Lo devo fare non solo per me, ma anche per tutti quelli che credono in me e fanno il tifo per me, per i miei alunni, per chi mi vuole bene e mi vuole vedere felice, per i miei compagni di sventura.

Mio caro Renzi, ascolti il mio urlo di dolore, la mia voce è parte di un coro di docenti che attraverso lo studio, il sacrificio, l’impegno e la determinazione hanno superato le dure prove concorsuali ed io, con loro, riuscirò a far sentire a tutti l’ingiustizia che stiamo subendo e ad ottenere quel posto che ci spetta di diritto: questo è il mio nuovo punto fisso.

Alessandra Vitamore

 

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