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Sabato, 19 Agosto 2017

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La sconfitta della bocciatura

E' tempo di scrutini. E' ora di raccogliere i frutti.

Tirando le somme, ti accorgi che la semina non ha generato spighe ugualmente appetibili, nè per peso, nè per dimensione. Alcune si presentano male: intaccate, acerbe. Altre rifulgono, splendenti, sotto i raggi del sole.

Un giorno, per tentare di colmare l'assenza di parole che inghiotte, falcidiandoli,i ragazzi, mi è capitato di mostrare loro il Mestiere di vivere, che, per caso, avevo sulla cattedra.

Estrinsecazione di un oggetto speciale, fatto di carta, di pagine, di fogli, di odore, di parole.

Di vita.

Di incantevoli parole scritte, quelle che tanto hanno scandito i momenti, gli attimi .

Di fronte all'horror vacui da cui sono circondati, che incombe- cupo- sul loro futuro, ho preso in mano quel libro, come fosse il Vangelo secondo Matteo e,elevatolo al cielo, ho smascherato l'illusorietà della mia professione: "Io posseggo e posso darvi solo parole, nient'altro. Prendetele come acqua nel deserto, perchè un giorno forse vi salveranno la vita.

Saranno il vostro appiglio nel mare in tempesta, la vostra àncora, il vostro porto franco. Sarete circondati da squali e avrete bisogno di armi. Io posso insegnarvi solo l'arma dolcemente aguzza della parola. Non chiedetemi altro, non ho altro da offrire."

Reazione:occhi attoniti e persi nel vuoto.Quel vuoto che ogni giorno cerco disperatamente di colmare con una parola in più.

Ai ragazzi forse chiediamo troppo: essere creduti sulla parola. E' difficile che capiscano la gravità di certi discorsi, il peso specifico di ogni singola parola. Le parole incantano, persuadono, ammaliano. Possono ingannare chi le ascolta.Le parole si dissolvono in un batter di ciglia e possono, al contempo, scolpire indelebilmente l'anima di chi le sente, come olio su tela.

Nel comunicare le bocciature oggi, mi mancavano le parole. Trovarmi di fronte agli occhi impietriti di genitori che ti supplicano in lacrime, come la Vergine Maria, ha un effetto disarmante. Sei tu, sola con i tuoi sporchi voti e loro, madri orbate di un sogno.

Tutti falliti, tutti colpevoli, tutti dispensatori di parole che non sono riuscite a salvare ragazzini difficili, tormentati, assaliti dalla noia. Prigionieri di scatole parlanti. Accecati dalla violenza di pomeriggi intrisi di lotte virtuali, intorpiditi da trasmissioni millantatrici. Circondati da miraggi, sedotti dalle cattedrali nel deserto di periferia. Nativi digitali, ignari dei punti cardinali.

Cos'ho offerto loro? Cosa dona loro il mondo? Questo mondo...

Facile sporcare con la penna rossa il candore dei loro tratti incerti.

Martina è bes. I capelli lunghi divisi meticolosamente in due da una riga al centro. Le coprono la visuale laterale, non è un caso. Negli ultimi mesi è dimagrita a vista d'occhio. Ti sorride di rado, schiva, abbassando lo sguardo. A volte la cerco: immobile nel banco, assorta nei suoi pensieri,esile, fragile, insicura. Ha un consiglio di classe schierato contro. La motivazione è che non parla, non partecipa. L'altro giorno l'ho interrogata su Ariosto. L'ho fatta sedere accanto a me alla cattedra, l'ho guardata per la prima volta da vicino, le ho sorriso. Ha delle sopracciaglia folte, che tradiscono la sua adolescenza. Ci siamo fiutate, ho cercato di metterla a suo agio. Ha parlato! Raccontava di Orlando e del senno perduto per amore della bella Angelica, fedifraga. Mi raccontava delle incisioni sulle cortecce degli alberi, di Orlando che aveva riconosciuto la sua grafia. Dell'amore tradito, della tempesta di passione.Che bella storia, sembrava averla toccata. In fondo i sentimenti sono universali, viaggiano nello spazio., attraversano il tempo.

La madre mi ha detto che arriva sempre in ritardo perchè deve passarsi la piastra tra i capelli. Che tenerezza mi ha fatto! una madre che giustifica candidamente il vezzo di una figlia tragicamente bes. Quando le ho comunicato la bocciatura quasi certa, mi ha detto:" Martina bisogna saperla prendere". Mi guardava, affogando nei suoi pensieri, come Martina.

E se non li avessimo saputi prendere noi? Se avessero avuto bisogno d'altro, dispensato in maniera diversa per ciascuno?

Che significa equipararli sotto la dicitura bes, per poi pretendere che si comportino da "normali"?

Lo so, sono afflitta dalla sindrome dell' io ti salvero'.

Assalita da sensi di colpa e domande che mi pungolano il cervello:la bocciatura è davvero proficua per tutti? E se li mandassimo allo sbaraglio? E se diventeranno bulli? E se odieranno la scuola? E se stessimo privandoli di un'occasione?

Sarà la mia parola contro la loro..

Forse Martina avrebbe avuto bisogno di più sguardi, di più attenzione. Di tatto.

tavolta, le parole non sono bastate, nè a lei, tantomeno a noi...

 

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