• Bruno Ventura

Sul vincolo quinquennale ha ragione ANIEF


Il vincolo quinquennale di permanenza sullo stesso posto per garantire la continuità didattica degli studenti è una aberrazione giuridica che va a fermata senza se e senza ma. Chiunque abbia a cuore i diritti garantiti dalla costituzione ha il dovere di mobilitarsi contro questa assurda decisione della politica. Esistono altri sistemi per garantirla senza per questo andare a violare un altro diritto in capo ai docenti. Qui non si tratta di fare da sponsor a qualche sigla sindacale. Ed è parimenti inaccettabile bollare come “ricorsifici” tutte quelle associazioni o raggruppamenti di categoria che propongono di opporsi nei Tribunali. Qui è in gioco la democrazia perché non si può legiferare ignorando completamente il parere di chi si oppone in Parlamento perché in questo modo non si fa assolutamente del bene alla scuola.

È stato proprio nelle aule dei Tribunali che si è schiantato l'algoritmo di “renziana” memoria che obbligava i docenti ad accettare un trasferimento lontano dalla propria residenza. Per questo motivo io stesso incoraggerò sempre tutti i docenti a presentare ricorso presso i tribunali del Lavoro affinché venga sollevata la questione di legittimità costituzionale sull'obbligo di permanenza quinquennale sullo stesso posto. Non posso e non voglio legittimare in alcun modo chiunque vada contro la Costituzione. Per rinforzare questa mia convinzione traggo spunto da quanto scrive al riguardo il sindacato ANIEF.


L’incontro a Viale Trastevere sull’informativa relativa all’ordinanza sui trasferimenti e al blocco quinquennale

A seguito dell’informativa resa alle altre OO. SS., il Ministero dell’Istruzione sembra deciso a emanare l’annuale ordinanza sulla mobilità del personale senza dare seguito alle richieste sindacali di stipulare “un ulteriore atto negoziale, anche su richiesta di un solo soggetto firmatario, per recepire possibili effetti sulla mobilità derivanti da eventuali interventi normativi” come previsto dal contratto vigente, e già nella prossima settimana, nonostante la sospensione delle attività didattiche per contenere la diffusione del COVID-19, quando rimane chiusa al pubblico la maggior parte degli sportelli sindacali proprio per ridurre gli assembramenti come richiesto dall’ordinanza del 4 marzo della Presidente del Consiglio dei ministri. Ignorata la richiesta di Anief di partecipare all’incontro, per la quale sarà nei prossimi giorni inviata puntuale diffida.

Il Parlamento, piuttosto che sanare la disparità di trattamento tra docenti assunti dalle recenti graduatorie regionali di merito ad esaurimento (blocco quinquennale voluto dal Governo Giallo - Verde) e docenti assunti con le graduatorie di merito o ad esaurimento (blocco triennale), riportando il suddetto blocco al triennio come già deciso nel Testo Unico del 1994 e vigente per 15 anni (pax augustea), interviene per la quarta volta negli ultimi 8 anni per aumentare questa disparità, estendendo il vincolo quinquennale di permanenza nella stessa sede del personale a tutti i soli neo-assunti dopo il 1° settembre 2020.

La norma, introdotta dall’articolo 1, commi 17-octies e 17-nonies della legge n. 159/2019, estende a tutti gli insegnanti assunti dal 1° settembre 2020 il blocco quinquennale previsto l’anno precedente dalla legge 145/2018 per i docenti da assumere dal 1° settembre 2019 dalle graduatorie regionali di merito ad esaurimento, legge, a sua volta, di modifica dell’articolo 13, comma 3, del decreto legislativo n. 59/2017. A tale vincolo non sfuggiranno neanche i docenti che per lavorare usufruiranno della “call veloce” o della possibilità di inserirsi in coda nelle GMRE in altra regione.

Il blocco quinquennale sul sostegno, la mancata valutazione del servizio presso la scuola paritaria e di quello pre-ruolo per intero nelle graduatorie interne di istituto

In applicazione dell’art. 23, comma 7 del Contratto collettivo nazionale integrativo vigente firmato dalle altre OO. SS. rappresentative del 6 marzo 2019, purtroppo, rimane confermato il blocco quinquennale su posti di sostegno per tutti gli insegnanti, indipendentemente dalla data di assunzione, nonostante le numerose sentenze ottenute dai legali Anief presso i tribunali del lavoro che lo hanno annullato e avverso il quale bisogna continuare a ricorrere in tribunale.

Continua a permanere anche la mancata valutazione del servizio nella scuola paritaria, in applicazione dell’allegato 2 e relative note esplicative del Contratto. Questo a danno di quei docenti che per anni hanno svolto servizio nelle scuole paritarie e in barba a numerose sentenze ottenute dai legali Anief presso i tribunali del lavoro che hanno permesso a innumerevoli docenti di tornare nella loro regione e dalla propria famiglia. Sentenze che sono state disattese anche per la valutazione per intero del servizio prestato da precario ai fini della valutazione del punteggio nelle graduatorie interne di istituto.

La posizione di Anief

Per il giovane sindacato la scelta della politica e dell’amministrazione è assurda. Non soltanto la politica rimane sorda alle migliaia di insegnanti ingabbiati con la legge n. 107/2015 a seguito di scelte contrattuali sbagliate che disciplinavano diverse fasi di mobilità e di scelte amministrative illegittime (l’adozione di uno sconosciuto algoritmo), ma addirittura tratta ancora una volta il personale in maniera diversa in base all’anno di assunzione. La scuola non può essere ostaggio dei partiti.

È doveroso ricordare, infatti, come il blocco quinquennale sia stato vigente soltanto per il biennio 2011/2012 e 2012/2013 con la modifica introdotta dall’articolo 9, comma 21 della legge n. 106/2011 - con l’esclusione del blocco per l’assegnazione provvisoria fino all’ottavo anno di vita del bambino prevista dal contratto - a seguito della riapertura delle graduatorie ad esaurimento a pettine ottenuta dall’Anief.

La norma che era stata pensata per contenere l’assunzione di docenti meridionali nelle regioni italiane del settentrione fu abrogata per l’evidente incostituzionalità dall’articolo 15, comma 10-bis della legge n. 128/2013, dopo le pressanti denunce, le ripetute richieste emendative e i ricorsi presentati da Anief.

Così dall’anno scolastico 2013/2014 all’anno scolastico 2018/2019, fu ripristinata la richiesta di trasferimento, assegnazione provvisoria o utilizzazione in altra provincia dopo tre anni di effettivo servizio nella provincia di titolarità, riportando la norma sulla mobilità, per lo più, a quanto previsto dall’originario comma 3 dell'articolo 399 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che permetteva il trasferimento ad altra sede nella stessa provincia dopo due anni e in altra provincia dopo 3 anni, mentre l’assegnazione provvisoria dopo un anno, in vigore dall’anno scolastico 1994/1995 al 2010/2011.

FONTE ANIEF

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